Priverno: è allarme L.S.U. ( parte 2 )… il banco degli accusati

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Priverno: è allarme L.S.U. ( parte 2 )… il banco degli accusati

Messaggio  Brother il Sab Gen 08, 2011 4:13 pm

Prosegue in maniera più che indecoroso la situazione di estremo disagio dei 44 lavoratori socialmente utili del comune di Priverno; il secondo atto ufficiale del dramma l.s.u. si è compiuto venerdì 7 gennaio, nelle stanze del palazzo comunale.
Era nell’aria che non sarebbe stata certo una giornata da dimenticare e le attese non sono state certo deluse. Sul banco degli imputati, l’uno di fianco all’altro, il sindaco Umberto Macci e Angelo Miccinilli, assessore con delega al personale. Lo start è stato di quelli infuocati; la presenza di un dirigente sindacale e di due esponenti di opposizione del consiglio comunale ha fatto sì che Macci manifestasse un’accanita contrarietà alla presenza di queste persone, peraltro espressa in modo a dir poco deplorevole e giustificato in un modo altrettanto incomprensibile, visto che l’assemblea che si stava svolgendo era di ordine pubblico.
Pretesto questo che ha consentito al bellicoso sindaco di vagliare l’opportunità di lasciare l’assise, in pieno stile Macci. Soltanto l’allontanamento volontario di uno dei due consiglieri, per la precisione Federico D’Arcangeli della Sel, ha obbligato il sindaco a non dileguarsi dalle sue responsabilità. Questo non ha contribuito affatto a smorzare i toni.
Una volta deciso che all’infuori dell’opinione dei diretti interessati non ne sarebbero state ascoltate altre, il primo cittadino ha preso la parola. Nel suo più che scontato politichese, Macci si è gettato in un excursus accusatorio che ha coinvolto prima la precedente amministrazione di centro sinistra ed infine la Regione Lazio.
Nei confronti dell’amministrazione Renzi ha denunciato l’eccessiva politica di assunzioni di questa categoria di lavoratori, imputandogli peraltro una bassa professionalità e un basso senso delle istituzioni. Accusa questa immediatamente controbattuta dai presenti, che prontamente gli hanno fatto notare che, se inizialmente gli l.s.u. erano nati con mansioni di supporto ai vari uffici comunali, allo stato attuale delle cose alle loro mansioni si deve l’esistenza di molti questi uffici. L’esempio lampante è il museo archeologico sito a Santa Chiara.
Sulla regione Lazio Macci, senza troppi giri di parole, scarica tutte le responsabilità della situazione odierna, scrollandosi prepotentemente le spalle. A sua parere una gestione, quella riguardante il piano di stabilizzazione, avvenuta in maniera troppo poco chiara, visto la mancanza di una comunicazione ufficiale. Al riguardo l’assessore Miccinilli ha dichiarato di esser venuto a conoscenza del provvedimento in questione tramite una telefonata presso gli uffici de la Pisana, in cui era invitato a prendere in esame il contenuto del documento. Questa non può definirsi, a tutti gli effetti, una comunicazione ufficiale? Nonostante ciò l’assessore non si è tirato indietro nell’additare poca professionalità all’ente regione.
In tutti i vari interventi dei lavoratori chiamati in causa è palese uno stato di disagio profondo, che di certo non può essere colmato con uno dei più classici scarica barile; è ingiustificabile per loro che, nonostante ci fosse stata una comunicazione dalla regione, l'amministrazione non si sia preoccupata di meglio approfondire la faccenda, a maggior ragione visto che tutti i comuni confinanti hanno approfittato del piano d stabilizzazione per risolvere, più o meno efficacemente, la questione dei lavoratori socialmente utili.
60 minuti sono passati dall’inizio dell’assemblea e il signor sindaco si congeda augurando a tutti i presenti una buon proseguimento di giornata. Ma come? Il piano di stabilizzazione? Qual è la posizione dell’amministrazione in merito? Cosa succederà dopo la fine della proroga di febbraio? Qual è il futuro dei lavoratori socialmente utili del comune di Priverno? Domande a cui il primo cittadino avrebbe dovuto rispondere e che si sono perse tra il gelo del salone dell’aula consiliare, nascoste dietro gli insulti reciproci, degni delle peggiori tribune politiche a cui ormai siamo abituati.

Brother

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