Il sospetto sulla coscienza(è un titolo provvisorio)

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Il sospetto sulla coscienza(è un titolo provvisorio)

Messaggio  vale il Sab Feb 19, 2011 8:44 pm

Uomini sospesi, uomini leggeri, vuoti, senza consistenza, immobili, uomini uguali; tempesta di uomini. Senza realmente sapere se siano o no. In caduta o elevazione, creazione e distruzione, oscillano ancorati dalla gravità di metafisiche certezze.

Non è che una proiezione della nostra immagine.

La confutazione di ogni regola fisico-matematica, l’espressione metafisica dell’esitazione a gettarsi nell’arbitrio. Questa è l’essenza celata dal maestro surrealista Magritte, per circoscrivere l’indefinibile, per plasmare coscienze informi. Apparentemente l’osservatore non riesce ad oltrepassare la soglia della sagoma, ma in realtà è egli stesso intrappolato nella prospettiva che il pittore inquadra e si confonde nell’umana perturbazione. Non c’è dunque dissomiglianza tra la nostra e la loro realtà, ma siamo entrambi assorbiti dal medesimo flusso unidirezionale, che ci rende inermi allo scorrere degli eventi.

Ci affidiamo alle idee, confidiamo in esse al punto di eleggerle a strade maestre delle nostre scelte e crediamo spesso che possano bastare a realizzarci pienamente. E’ questo il più grande argine della nostra coscienza: sostenere che le idee possano concretizzarsi ed impersonarsi nella logica dell’agire, infondendo nell’uomo false devozioni. Questa condizione crea “un’illusione ottica della coscienza” di cui noi siamo al contempo vittime e complici, in quanto ci rendiamo schiavi di un essere portavoce di menzogne millenarie per obbedire all’imperativo categorico “tu devi”. La fuga dallo sguardo imperioso e giudizioso del mondo delle idee può compiersi soltanto con il capovolgimento del rapporto tra la morale e la realtà.

Rifacendoci al filosofo e sociologo Karl Marx “Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza.” L’uomo perciò deve rimpossessarsi delle perfezioni attribuite alle certezze metafisiche per riscoprire la propria essenza ( wesen ), senza la quale non torna in sé. Infatti ciascuna azione che l’uomo compie non è che manifestazione del “conatus” di Spinoza, ovvero quell’istinto di conservazione che ci conduce alla ricerca del piacere e al distacco dal dolore. Tale impulso genera, tramite dinamiche inconsapevoli, la credenza illusoria dell’esistenza di pretesi valori morali ai quali l’uomo perviene in maniera disinteressata. Nel momento in cui ci troviamo al punto di dover scegliere, ciò che ascoltiamo non è la “falsa coscienza” bensì una propria pulsione istintiva. In tale maniera l’Io, secondo l’interpretazione di Nietzsche, non è altro che “l’invenzione grammaticale del soggetto” di cui ci serviamo per dare un corpo all’eterogeneità di forze ed idee.

E voi, avete mai riflettuto sulla provenienza delle vostre idee e convinzioni? Siete certi della veridicità della vostra coscienza?


Giulia D’Atino & Valeria Fiormonti

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