DIRITTO-DOVERE ALLO STUDIO E LIBERTA’ DI NON STUDIARE

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DIRITTO-DOVERE ALLO STUDIO E LIBERTA’ DI NON STUDIARE

Messaggio  valeria il Ven Ott 14, 2011 8:12 pm

Negli ultimi tempi., o forse da sempre, si è parlato di diritto-dovere allo studio, di obbligo scolastico. Ci sono stati decenni di rivoluzioni, lotte per conquistare il diritto ad una buona istruzione, ma non si è quasi mai parlato di una sana libertà di non studiare..
Può sembrare assurdo ciò che è stato appena scritto. Ciò deriva da una riflessione che la scrittrice, Paola Mastracola, insegnante di lettere in un liceo scientifico di Torino, ha effettuato nel suo ultimo libro “Togliamo il disturbo”.
Lei, come molte insegnanti, lotta affinchè la cultura non abbandoni la scuola e la vita di un individuo. Ma ciò deve essere una scelta personale, una scelta individuale, non un obbligo sociale e morale.
In Italia fino al sedicesimo anno di età vige l’obbligo scolastico e quindi teoricamente l’adolescente ha il diritto di decidere successivamente se continuare gli studi o meno.
Ma nella nostra società esistono degli stereotipi e luoghi comuni che non permettono una tale libertà nella scelta. Infatti si tende a “discriminare” chi non ha un titolo di studio oppure chi sceglie una scuola professionale. Anzi, sono soprattutto i genitori che “costringono” e talvolta si indebitano per mandare il figlio a lezioni o ad una scuola privata affinchè abbia un “pezzo di carta”.
La cultura della scolarizzazione ad ogni costo, secondo la scrittrice, ha causato una grande perdita di valore del diploma che è ormai un foglio qualsiasi. Di conseguenza il liceo è una scuola non adatta sia per chi ha desiderio di studiare sia per chi non lo ha.
Come è stato affermato precedentemente, i genitori si sacrificano molto per permettere al figlio di avere almeno un titolo di studio, ma in realtà è forse solo un loro desiderio generato dai luoghi comuni.
Come sostiene la scrittrice Paola Mastracola, esistono studenti che hanno desiderio di studiare, che si applicano con buoni risultati e che hanno intenzione di proseguire gli studi universitari, ma altri che faticano, soffrono, e pur di non aprire il libro il pomeriggio a casa fanno qualsiasi cosa.
Perchè allora costringere a frequentare la scuola e costringere a studiare anche quella percentuale che non ha questa predisposizione o talvolta semplicemente il desiderio?
Gli stereotipi e i luoghi comuni di oggi non permettono una “libertà di non studiare”, perchè due genitori laureati vorrebbero che il loro figlio segua la loro strada. Tuttavia anche quei genitori che non hanno avuto la possibilità di studiare spesso desiderano che il loro figlio si laurei ad ogni costo, non tenendo in considerazione che egli ha invece desiderio di fare altro come il cuoco o l’idraulico.
Purtroppo, oggi come mai nella storia forse, si sta vivendo un periodo in cui anche la laurea sta perdendo progressivamente valore.
E’ proprio su questo punto che, secondo la professoressa Mastracola, si dovrebbe intervenire.
Bisognerebbe fare un passo indietro e abbattere stereotipi e luoghi comuni che governano.
E’ innegabile il diritto allo studio, il dovere di studiare e salvaguardare la cultura.Chi ha quindi possibilità, capacità e desiderio di diventare insegnante, medico, avvocato ha il diritto di studiare per inseguire i propri sogni.
Tuttavia lo stesso discorso è valido per chi ha desiderio di diventare fabbro, cuoco, parrucchiere, estetista. Occorre quindi eliminare i luoghi comuni secondo cui si tratta di professioni di serie B.
Per permettere ciò sarebbe oppurtuno soprattutto avere una scuola dell’obbligo molto impegnativa che permetta all’allievo già alla tenera età di sedici anni di avere una buona conoscenza della lingua italiana, inglese, della storia, della matematica, delle scienze.
Una scuola dell’obbligo impegnativa al punto che l’allievo, una volta terminato l’obbligo scolastico, può essere anche libero di scegliere di non studiare e scegliere un altro percorso come una scuola professionale, oppure un percorso lavorativo.
Lascio ora a voi dire il vostro parere....
VALERIA SCHIAVI





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