ALLA RICERCA DELLA FELICITA'

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ALLA RICERCA DELLA FELICITA'

Messaggio  valeria il Dom Nov 27, 2011 9:56 am

Molte volte sentiamo e pronunciamo il termine “felicità”. E’ un argomento che ha appassionato da sempre scrittori, poeti, filosofi... Per dare una definizione alcuni studiosi hanno posto l'accento sulla componente emozionale come il sentirsi di buon umore, altri sottolineano l'aspetto cognitivo e riflessivo , come il considerarsi soddisfatti della propria vita. La felicità viene in genere descritta come contentezza, soddisfazione, serenità, appagamento, gioia, piacere, voglia di vivere..
Comunque indipendentemente se si tratti di un qualcosa di emotivo o di cognitivo e riflessivo è certo che l’uomo è da sempre alla ricerca di essa. Su come si raggiunge la felicità non vi è un parametro oggettivo perchè essa dipende da molte variabili.
Tuttavia le ricerche sulla felicità mettono in luce come essere più o meno felici non dipende da variabili anagrafiche come l'età o il sesso, né in misura rilevante dalla bellezza, ricchezza, salute o cultura. Al contrario sembra che, da una ricerca del 1992, le caratteristiche maggiormente associate alla felicità siano quelle relative alla personalità e in particolare quelle relative all'estroversione, alla fiducia in se stessi, alla sensazione di controllo su se stessi e il proprio futuro.
Quindi questa ricerca smentirebbe per esempio che i soldi fanno la felicità, anche se questa affermazione potrebbe urtare chi non ha il denaro nemmeno per il necessario.
Esistono dei momenti in cui siamo consapevoli di essere felici, ma altri in cui non lo siamo e torniamo ad esserlo solo nel momento in cui alcune cose che abbiamo sempre dato per scontato vengono a mancare.
La felicità, come è stato definito precedentemente, è stato oggetto di studio soprattutto da parte dei filosofi oltre che recentemente dagli psicologi.
Il filosofo dell’antica Grecia Aristotele affermava che se l'uomo è per natura un essere razionale l'uso della ragione conduce alla realizzazione di sé, ovvero allo stato che dà la felicità e che rappresenta la condizione naturale dell'uomo. Essere felici non è una scommessa con la buona sorte, ma il risultato che si ottiene dal buon governo delle passioni, dall'uso della volontà e dalla misura nei desideri.
Secondo Schopenhauer invece la felicità rappresenta uno stato decisamente negativo, dovuto all’appagamento di un bisogno e desiderio che una volta soddisfatto genera però noia, cioè nuova infelicità. Solo liberandosi totalmente da ogni desiderio, l’uomo potrebbe superare l’infelicità che fa parte della sua natura. Schopenhauer tratteggia nella sua opera la via per giungere al superamento della volontà o, nel suo linguaggio, alla nolontà, indicando il percorso per liberarsi non dei desideri ma del desiderare in quanto tale.
La felicità è sicuramente qualcosa di non oggettivo, ossia non vi è una teoria scientifica, una legge, che detta delle regole per poter ottenerla.
Anche se le ultime ricerche scientifiche ritengono che non dipenda dall’età, dal sesso, dal ceto sociale, dalla ricchezza, esse sono variabili che permettono di determinare ciò che si desidera per ottenere la felicità.
Tuttavia come sostenevano diversi filosofi non si è più felici quando un desiderio è ottenuto e appagato e si generano cosi altri desideri ed altri bisogni.
Lascio ora a voi le nostre opinioni.

VALERIA SCHIAVI

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